Storie d’amore

Author: filosofiaorientale_admin  //  Category: spiritualità

amore bacio dolcezza tenerezza

Osservo la danza dell’amore nella mia vita.

Ragazze. Legami. Dolore. Gioia. Piacere.

Vorrei fosse possibile vivere l’amore senza che questo causi sofferenza a nessuno. Vorrei potessi frequentare una ragazza, vivere con lei momenti belli e brutti, condividere le nostre vite, senza che alla fine del nostro rapporto rimangano solo rabbia e lacrime.

La causa di tutto questo dolore e lacrime è fondamentalmente una: l’attaccamento.

Se si riuscisse a vivere il rapporto tra due persone senza attaccarsi disperatamente uno all’altro, si potrebbe vivere felicemente l’amore.
Ma perchè ci si attacca uno all’altro? Secondo me le cause sono molte. E’ un fattore culturale, prima di tutto. Le storie d’amore sono vissute molto in base a come ci viene insegnato a viverle e concepirle dalla cultura in cui nasciamo.

Nella nostra cultura conta moltissimo la famiglia. Quindi si carica un rapporto di una serie di aspettative ed i legami che vanno ben oltre la semplice volontà  di stare insieme. Oltre la semplice gioia di condividere le proprie vite.

Ci sono poi ragioni più profonde. Sesso e possesso non fanno rima solo grammaticalmente.

Il possedersi a vicenda è una delle componenti fondamentali del sesso, a livello psicologico. Naturalmente si tratta alla fine sempre di un illusione, perchè nessuno può possedere completamente nessun’altro e soprattutto, anche se riuscisse a farlo, non sarebbe affatto sano e produttivo per nessuno dei due.
Ognuno deve trovare il proprio equilibrio in se stesso e non aggrapparsi ad un altro per essere felice. Chi agisce cosi, affida la propria felicità al caso.

E’ come un navigatore che dice: “mi affido completamente alle correnti, non guido più io la mia nave, la faccio guidare dal mare stesso”

Il paragone non è cosi assurdo se pensiamo a quanto la vita interiore di ognuno di noi sia caotica, sia come un mare in tempesta, e a come le nostre decisioni e la nostra stessa personalità cambino con il tempo. Io non vorrei mai che nessuno affidi a me la propria felicità, perchè non sarei in grado di dargliela in modo costante. Già badare alla mia felicità è un grande impegno.

Io credo che alla fine dei conti se fossimo liberi da vincoli sociali e da istinti profondi come quelli sessuali, vivremmo i rapporti con gli altri in modo molto più libero, disinteressato e soffriremmo tutti molto molto di meno.
Certo proveremmo anche molto meno piacere.

Ma siamo sicuri che valga la pena accettare lo scambio alla pari dolore/piacere?

Io non lo so. Quello che so è che mi rattrista immensamente aver fatto soffrire persone che ritengo meravigliose.

Per quanto mi riguarda l’amore non termina alla fine di una relazione. Non potrei mai odiare una persona con cui ho condiviso tanto, a cui ho voluto tanto bene.  Quel bene rimane. Ma il dolore e la rabbia per il non possedersi più sono un grande ostacolo.

E alla fine, putroppo, possono diventare un ostacolo più grande dell’affetto stesso che si nutre sinceramente e profondamente uno per l’altro.

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Figli del nostro tempo

Author: filosofiaorientale_admin  //  Category: filosofie orientali, meditazione e scienza

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Passano i giorni, gli anni, i decenni, e il mondo cambia, corre,si evolve.
Quando nasciamo siamo convinti che tutto sia bene o male immutabile, mentre la realtà poi ci fa capire che non è così. Tutto cambia molto in fretta. Imperi nascono, crescono e poi crollano, civiltà si evolvono fino al loro apice per poi decadere. Siamo in un continuo flusso temporale, ogni epoca è convinta di essere la più moderna e avanti, mentre è solo un tassello in un puzzle. Noi esseri umani nello stesso tempo siamo convinti di essere l’apice dell’evoluzione, mentre invece siamo anche noi solo un tassello di un processo spesso non lineare, caotico, ma in continuo mutamento. Read more…

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Percorsi

Author: filosofiaorientale_admin  //  Category: filosofie orientali, spiritualità, stili di vita

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Quasi tutto quello a cui si da normalmente importanza in questa società è fondamentalmente un gioco da bambini. Ci preoccupiamo di fare carriera, di avere potere, di avere denaro, di avere, avere, avere, di fare, fare, fare. E poi ci troviamo vecchi, dopo aver vissuto questo breve lasso di tempo che ci è concesso su questo pianeta.. E ci ricordiamo che siamo mortali e che stiamo per andarcene!
Ah quante cose avrei fatto diversamente! Ah se solo avessi immaginato che sarebbe passato così in fretta!
Io credo che uno dei problemi fondamentali di questa società, della sua ideologia, sia la negazione della nostra mortalità.
La morte viene rifiutata, come un qualcosa a cui non bisogna pensare, e chi ne parla porta sfiga.
In verità, essere consapevoli del fatto che da un momento all’altro potremmo morire, e del fatto che tutti i nostri cari moriranno, e che qualunque cosa costruiamo è temporanea, darebbe un senso del tutto diverso alle nostre vite.

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Lo Yoga Della Conoscenza

Author: filosofiaorientale_admin  //  Category: filosofie orientali, induismo, Sri Ramana Maharshi

In questo articolo vorrei parlare dello Yoga proposto da uno dei più grandi maestri del ventesimo secolo, Sri Ramana Maharshi.

Nel suo insegnamento Sri Ramana non ha fatto altro che ripetere continuamente il suo insegnamento: non esiste altro che il Sè e soltanto il Sè. Proponeva a chi gli chiedeva indicazioni su come realizzarlo,  di scoprire la fonte dei propri pensieri e della propria mente, ciò che comunemente chiamiamo “io”, quella voce in noi che definiamo “io”, ed oltrepassare questa soglia.

L'”io”, l'”ego”, secondo Maharshi, è illusorio e per scoprire ciò che profondamente ed eternamente siamo, occorre andare alla radice del proprio Ego e scoprirne l’inganno.
Non si può percorrere tuttavia questa strada solo con la mente: occorre praticare la meditazione ed una vita intera potrebbe non essere sufficiente. E la cosa è ironica, se si pensa che in ogni istante noi siamo il Sè. Per fare capire a coloro che chiedevano chiarimenti la natura del Sè, il maestro spiegava nel modo seguente: Read more…

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Aria

Author: filosofiaorientale_admin  //  Category: esercizi spirituali

“Il nodo dell’enigma si trova nella specie umana.

Caduto dalle cime che pensano e progettano, fulmine

che solca l’aria della vita con tracce evenescenti,

l’uomo aspira invano a cambiare il sogno cosmico.

Giunto da qualche semiluminoso Aldilà,

egli è uno straniero nelle vastità immemori;

viaggiatore nella sua spesso mutevole dimora

in mezzo a molte infinità in cammino,

ha piantato la tenda della vita nello Spazio deserto.”
Savitri, libro III, canto IV, versi 69-78

Aurobindo

 

 

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